La vulnerabilità è tutta da amare

Sono molti gli ambiti delle nostre vite nei quali ci troviamo a dover lottare, a combattere: il lavoro e la sua espressione ad esempio – affinchè sia più fedele possibile al nostro pensiero, e ai nostri intenti, e molti altri, non ultimi ai desideri che avevamo da adolescenti.

Molte persone han trascorso qualche decennio presi nel vortice del “to strive and prosper” , ”lottare per prosperare” lasciandosi guidare dall’idea – degradata talvolta perfino in iconico mantra – che il perseverare nello sforzo avrebbe condotto alla riuscita, che anche se non fosse stato un completo successo, almeno la sua allitterazione nel tempo – proibita la parola noia – avrebbe almeno consentito di alzare un calice di circostanza.

Alcuni, forse i più onesti?, son passati dalla raccolta di figurine a quella delle scuse, e tanto più avevano famiglie numerose tanto più le variabili delle giustificazioni assumevano le vesti più creative.

Una sera di primo inverno, seduta sulla panca di via di un palazzo fiorentino, ho ascoltato a lungo un saltimbanco-storico dell’arte declamare la sua irritazione, tutto il suo  disprezzo per questa realtà così povera.

Sulla povertà gli ho dato ragione, non condividendo il resto delle sue affermazioni, a tratti sensate ma volgari.

Non riesco a non abbinare arte con bellezza. Se l’abbinamento non c’è, non è arte per me. Facile , come tutte le convinzioni che ci mantengono saldi.

E quindi, certe teorie dell’oratore, noon così scontate, a tratti mi infastidivano.

Ad un certo punto però, distratta dal suo inevitabile ripetersi, mi sono accorta della persona che avevo davanti. Ho visto, e sentito, la sua debolezza, la sua vulnerabilità.

E non è stato solo un moto di simpatia ma una empatia sincera.

Perfino i mocassini da maestro di liceo mi stavano simpatici. E cresceva la sensazione di capirlo. Di capire, che spesso non riguarda il decifrare modi, caratteristiche e intenti delle persone, ma solo quello di sentirle.

E trovare il senso delle cose, in quei momenti nei quali tutto sembra possibile fuorchè il senso.

Quella sera, fossi stata un po’ più giovane, avrei certamente scartabellato nella libreria alla ricerca di risposte, come ho sempre fatto.

Ma passando il tempo, non ci sono libri da cercare per trovare risposte, dobbiamo fare da soli, e così i nostri occhi si fanno più grandi – ci avete fatto caso? – e possiamo vedere più cose o, forse, vederle solo meglio.

Il trucco di una vita soddisfacente – diceva il saggio seduto sul bordo del fiume – è che crescendo passa il tempo, crescono le scarpe, le mani, i capelli, e appunto, gli occhi.

Il trucco è che, assieme a questi, cresca anche il cuore.

Un cuore grande ci salverà, sempre.

Di quel che non capiremo, perchè non ci sarà bisogno di sforzarsi di capire, basterà amare. E così facendo, semplicemente amando, vivere.

E la fortuna di ogni individuo è che le cose che lo salveranno, ovvero le cose da amare, gli si presentano sempre davanti , ogni giorno e ogni momento perchè il mondo è colmo della cosa pià bella e più facile da amare: la vulnerabilità.

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