Il dolore sta negli occhi

Prendere fra le mani il piccolo interruttore e tutto cambia: tra luce e buio le lampade di Malvadìa Gadì stanno sospese, come una passeggiata tra le dune della vita e con le immagini ci racconta ciò che ha visto o creduto di capire della vita che ha attraversato e volendo dar significato a quanto sia differente la visione diurna delle cose da quella notturna, lavora alle sue creazioni appendendo il manufatto in modo tale che ci entri una luce sospesa, che continuamente accende e spegne mentre dipinge. Così lavora Malvadìa: scegliendo tratti e colori per quando ci sta la luce, e altrettanti per quando è buio, cercando quanto più le è possibile di avvicinarsi alla tanto desiderata Armonia.

Perché solo lei, l’Armonia. può lenire i mali del mondo, perché il dolore, come diceva il poeta genovese, sta negli occhi.

Giochi di luce

Entrare in contatto con una lampada Malvadia Gadì ti concede immediatamente di dilatare il tuo ambito sensoriale: gli occhi si rincorrono in nuove linee, le mani si nutrono, timide; l’udito si perde nella voce nascosta nella piccola busta appesa come dietro la scia di una sirena, l’olfatto fa i suoi passi immaginando a quale epoca passata si stia avvicinando. E il gusto?

Beh il gusto: è così stimolante che vien voglia di assaggiarla la pastosità del colore del dipinto!

Questa è la parte giocosa che Malvadìa immagina quando lavora ad una lampada, in particolare se è su commissione: la diverte immaginare quali gusti possa preferire il destinatario di quella futura compagnia luminosa.

E poi c’è un altro gioco che si può fare con una Malvadìa Gadì l’acceso/spento.

Si perché queste lampade-storie assumono caratteri molto diversi se accese o se spente, non solo per i colori: ma le figure stesse e i rapporti di forza delle masse, mutano.

Guardarla è trovarci dentro ogni volta qualcosa di nuovo.

Con le mani bellissime

Trasformare ciò che non serve più, le cose inutili, gli scarti di una vita, e con l’abilità delle proprie mani e una testa attiva piena di strade di fili rossi, in una “cosa” viva nuova e pulsante – una risorsa? eh si esatto, proprio così una risorsa – e per molte ragioni.

Una risorsa che ha la sua essenza nello zampillo di creatività che l’ha generata, che la rende generosa e stupefacente e carica del significato, tutto intero e con la forza convincente di un vessillo, del “maggior valore”.

Non siamo nel campo delle valutazioni matematiche o finanziarie – nonostante i grandi numeri di questa epoca lo richiedano -bensì nella molto modesta volontà di diffondere un concetto – l’upcycling – che sarà traccia, solco e strada nel nostro futuro. Un futuro che non potrà che essere circolare e sostenibile.

Soltanto così sarà vivibile.

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